Dalle carene tonde a quelle a spigolo, strette o larghe: come la forma dello scafo influenza prestazioni, assetto e comportamento in mare.
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Quando si parla di “carena” si tende a riassumere tutto con un giudizio rapido: veloce o lenta, morbida o nervosa. In realtà la forma dello scafo è un compromesso continuo tra resistenza idrodinamica, stabilità, capacità di carico, comfort sull’onda e facilità di conduzione. È per questo che, anche a parità di lunghezza, due barche possono offrire sensazioni molto diverse al timone e risultati opposti in bolina, in poppa o con mare formato.
Nella progettazione la carena non è un elemento isolato: lavora insieme a dislocamento, larghezza al galleggiamento, distribuzione dei volumi, rocker (la curvatura longitudinale delle linee), appendici e piano velico. Eppure, osservando le barche in banchina, alcune “famiglie” di forme restano riconoscibili e aiutano a leggere pregi e limiti di ogni scelta.
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